Il format
Sei minuti.
Nessuno script.
Chiunque.
Non serve essere bravi a parlare. Non serve avere una storia straordinaria. Non serve nemmeno essere sicuri di avere qualcosa da dire.
L'unica regola
La storia deve essere vera.
Tua. Vissuta.
Non elaborata per sembrare più bella di quello che è. Non costruita per il palco. Non scritta per fare colpo. La vita vera — quella con le pause sbagliate e le parole che non vengono — è esattamente quello che vogliamo sentire.
Diamo i numeri.
storie da ascoltare
minuti per ogni storia
tema che le lega
repliche, copioni o performer
Cosa non è
Non è stand-up comedy.
Al TRUE STORY nessuno porta pezzi scritti, perfezionati e replicati sera dopo sera in posti diversi. Non vogliamo vedere performance. Vogliamo ascoltare persone.
Non è uno show.
Non c'è un copione, non c'è una scaletta. Nemmeno noi sappiamo che piega prenderà la serata. L'irripetibilità e l'imprevedibilità non sono limiti del format — sono esattamente il punto.
Non è public speaking.
Facciamo storytelling, non presentazioni preconfezionate da conferenza. Il microfono è pensato per chi, prima di quella sera, non ha mai avuto il coraggio di prenderlo — e vuole sorprenderci con quello che ha da dire.
La serata
Cosa succede.
Benvenuto & aperitivo
Si apre con chiacchiere libere e qualcosa da bere. Chi ha voglia di salire sul palco si candida lasciando il proprio nome nella Sacra Coppa dello Storytelling.
Masterclass
10-15 minuti. Il nostro host svela i segreti dello storytelling: cosa rende una storia magnetica, come trovare il punto giusto, perché l'imperfezione funziona meglio della perfezione.
Prime 6 storie
I nomi vengono estratti a sorte dalla Sacra Coppa. Sei minuti a testa. Il pubblico ascolta — senza telefoni, senza applausometri. Solo persone che ascoltano persone.
Community break
Aperitivo, chiacchiere, respiro. Chi ha trovato ispirazione nel frattempo può aggiungere il proprio nome. La sera non è ancora finita.
Altre 6 storie
Seconda estrazione dalla Sacra Coppa. Le storie continuano. Il microfono è ancora aperto.
Gioco finale
La serata si chiude con un gioco collettivo: il pubblico decide il tema della prossima serata TRUE STORY. Poi ognuno torna a casa con qualcosa che non aveva quando è entrato.
Non esiste un replay.
Chi entra da TRUE STORY entra a far parte di qualcosa di esclusivo per definizione — non perché sia riservato a pochi, ma perché ciò che accade non esiste da nessun'altra parte. Non lo trovi su YouTube. Non lo trovi su Instagram. Appartiene soltanto a chi era in quella stanza.
Non registriamo per scelta, non per mancanza di mezzi. L'effimero non è un limite del format: è il format. Ogni storia muore la sera stessa in cui nasce — ed è per questo che vale la pena esserci.
Se non c'eri, te lo sei perso.
Domande
Cose che di solito
ci chiedono.
Devo prenotarmi per partecipare?
Sì, i posti sono limitati. Puoi prenotarti dalla pagina dell'evento specifico. La prenotazione è gratuita.
Devo salire sul palco per forza?
No. Puoi venire solo ad ascoltare. La stragrande maggioranza dei partecipanti viene ad ascoltare, non a raccontare. Ma se a un certo punto senti di voler prendere il microfono, puoi farlo — senza preavviso.
Cosa si intende per 'storia vera'?
Qualcosa che è successo davvero a te. Non deve essere drammatico o straordinario. Può essere una conversazione che hai avuto, un momento di imbarazzo, una cosa che hai capito tardi. L'unica condizione: deve essere vera.
Ci sono restrizioni su cosa si può raccontare?
Nessun argomento è off-limits per definizione. L'host può intervenire se la storia diventa dannosa per le persone presenti. Ma in generale: se è vera e tua, puoi raccontarla.
Si registrano le serate?
No. Mai. È una scelta deliberata. Quello che succede appartiene a chi c'era.
E comunque, l'unico modo per capire davvero come funziona TRUE STORY è esserci.